Storia

Introduzione con indicazioni generali sul paese (provincia, altitudine, origine dalla transumanza)

Cenni Storici

Dell’origine e della storia del paese non si hanno molte notizie¹; sembra che il nome “VOCETO” derivi dal toponimo “NOCETO” dovuto ai numerosi alberi di noci diffusi nella zona.

La prima attestazione del nome appare in un ex-voto del 1490 dipinto all’interno del vicino santuario dell’Icona Passatora; vi è raffigurato uno degli episodi in cui la Madonna sarebbe intervenuta in favore dei fedeli: un giovane cade dal mulo rimanendo illeso per aver invocato la Madonna.

Pasquale de Ucito se cascò, de la mula;…..recamannosse a questa Vergene Maria e non se fece male²” 

E’ possibile (ma non esistono fonti certe) che un insediamento fosse già presente nei secoli precedenti  ma che l’attuale agglomerato sia nato proprio in funzione della transumanza collocandosi infatti lungo uno dei percorsi di accesso alla montagna; del resto la seconda metà del ‘400 viene riconosciuta come il periodo più florido dell’economia amatriciana e nel 1447 l’istituzione de La dogana della mena delle pecore in Puglia favorì molto questo territorio³.

Gli Atti della Sacra Visita citano il paese riportando che nel 1580 si contavano a Voceto “40 fuochi (famiglie) con 200 anime (abitanti)”.

Durante la prigionia dell’ultimo Principe di Amatrice, Alessandro Maria Orsini, il feudo si disgregò e nell’ agosto 1676 si separarono dall’Università dell’Amatrice: Voceto, Moletano, Castel Trione, Francucciano, San Martino, Collecreta, Collepagliuca, Sant’Angelo, Campo Setacciaro, Sommati, Pinaco, Retrosi, Arafranca, Crugnale, Petraido?, Rocchetta e Faizzone.

Un’ accurata pianta del feudo d’Amatrice passato ormai ai Medici è del 1694 ed è compresa nella raccolta della Camera della Sommaria mentre i catasti di Noceto compresi tra il 1745 ed il 1755 con uno di data anteriore sono conservati all’Archivio di Stato di L’Aquila.

Nell’ordinanza del 3 giugno 1810 dell’Intendenza di Aquila, durante il Regno di Gioacchino Murat, si stabiliva che tutte le Ville del Contado dovevano costituire un unico corpo con Amatrice, denominato Comune di Amatrice con un Sindaco ed una rappresentanza decurionale.

Gli abitanti di Voceto risultano essere 150 nel 1855 e 60 nel 1951

Tradizioni

Nel paese si narra che gli Apostoli Pietro e Paolo, giunti sin qui da Roma per portare l’annuncio del Vangelo, avessero concesso alla famiglia che li aveva degnamente ospitati ed accolti, la facoltà di restare illesi dal morso delle vipere nonché di guarire, grazie a dell’acqua benedetta, chiunque, attaccato dall’animale, si fosse loro rivolto.

Tale capacità taumaturgica si trasmetterebbe da padre in figlio, comprendendo le figlie femmine finchè queste pur sposandosi non cambino casa; resta però non chiaro il nome della famiglia prescelta e vive ancor oggi la contesa tra i Casareale ed i D’Angelo.

Da alcune fonti sembra che gli ospiti fossero stati ricoverati nella stanzetta detta del “forno” presso la famiglia Casareale; qui era custodita l’acqua benedetta e le vittime delle vipere sostavano in preghiera dopo aver bevuto e sempre qui, in tempi non precisati, un membro della famiglia depose un quadro, ricompensa per un lavoro svolto presso un principe romano, raffigurante i Santi e Gesù nell’atto di schiacciare un serpente.

Intorno al XVIII secolo accadde che per ovviare alla mancanza di figli maschi, una giovane Casareale sposò Carmine D’Angelo del Moletano, il quale venne ad abitare nella casa della sposa ed assicurò ad entrambe le famiglie il potere curativo.

Un’edicoletta inserita nella parete esterna di una casa, nella piazza superiore del paese, ricorda l’avvenimento.

 ¹ Forse qualcuno ha ipotizzato l’esistenza di un insediamento già nel I sec.d.C. in virtù della leggenda dei SS. Pietro e Paolo in visita al paese durante la loro opera di evangelizzazione.

 ² L. Aquilini, Amatrice. Tesori d’arte, Ancona 2002, p.69.

 ³ C.Blasetti-L.Aquilini, Amatrice. Dagli angioini agli aragonesi “monografia storico-araldica di un antico comune”, Ancona 2004, p.182.

 ⁴ A. Massimi, Amatrice e le sue ville, Roma 2001, p.181.